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La correzione messa in atto dal principale paniere azionario americano tra il 22 maggio e il 6 giugno rappresenta il
classico movimento di pullback tecnico dopo il breakout di un'importante resistenza statica. Tale resistenza si collocava attorno a 1600 punti, 1597 se vogliamo essere proprio precisi, e da questo livello passava anche il supporto dinamico ascendente che ha guidato il rialzo dell'equity a stelle e strisce dal novembre dello scorso anno (trend positivo di medio periodo).
La verifica con esito positivo riveste dunque una doppia valenza, e la tenuta dell'area di supporto ha riportato qualche acquisto che ha provocato un ritorno della curva verso i 1650 punti in sole tre sedute. Tuttavia negli ultimi due giorni l'indice ha mostrato una certa fatica nel proseguire il rimbalzo e si è riassestato attorno a quota 1625. L'interruzione dei massimi decrescenti che vanno a delineare il movimento correttivo di natura impulsiva lascia pensare al probabile esaurimento del momentaneo storno, attribuibile a qualche presa di beneficio dopo i nuovi massimi storici raggiunti.
La tenuta di 1625 e il successivo ritorno sopra quota 1650 punti riporterebbero l'indice S&P500 verso i record assoluti, battuti a 1697 punti proprio il 22 maggio scorso, livello che potrebbe essere ritoccato ulteriormente. Al contrario, sotto 1597 è atteso il primo segnale negativo movimento che andrebbe a deteriorare il trend individuato e aprirebbe la porta per un più ampio ridimensionamento delle quotazioni verso l'area 1538/40.

L'indice Vix (Volatility Index) è aumentato dal 12,5% al 17,5% proprio durante la correzione, ma
rimane in ogni caso all'interno di un range compreso tra il 12% e il 20% che ne caratterizza l'andamento da un anno esatto. La volatilità storica misurata a novanta giorni rimane anch'essa contenuta al 11,7% circa, e dal novembre del 2012 (inizio dell'attuale trend positivo) non è mai salita sopra quota 12,8%. L'eventuale risalita dell'indice Vix al di sopra di quota 20%, in concomitanza con la rottura dell'area di supporto individuata a quota 1597 punti, sarebbero i primi campanelli di allarme per un chiaro segnale d'inversione.
Lo scenario di medio e lungo periodo resta dunque positivo con possibilità di nuovi massimi storici realizzabili nell'area 1770/80 nell'arco dei prossimi due mesi. Anche
l'eventuale arretramento sotto 1597 punti non andrebbe ad intaccare il trend primario di fondo, che verrebbe compromesso
solo in caso di discesa sotto la fascia di valori compresa tra 1420 e 1470 punti, livelli piuttosto lontani dagli attuali.
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